| Nivola > Nivola International > Tazio Nuvolari > Gli avversari > Bernd Rosemeyer | 9 settembre 2010 |
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Al chilometro 508 dell'autostrada Francoforte-Darmstadt, in una piccola area circondata da
alberi, si trova un cippo eretto in memoria di Bernd Rosemeyer, pilota leggendario che ha
lasciato nella memoria degli sportivi di tutto il mondo un ricordo incancellabile.
E' stato la meteora più brillante nella storia delle competizioni: comparso quasi dal nulla, in
soli due anni e mezzo si è inserito ai vertici dell'automobilismo, prima di volare via,
nell'inverno del '38, mentre inseguiva il mito della velocità, assieme alla sua Auto Union.
Bernd Rosemeyer nasce a Lingen (Germania, Bassa Sassonia) nel 1909 e, come moltissimi altri
colleghi, inizia la carriera nel mondo delle corse con le motociclette, nel 1931.
Compete con successo in numerose gare locali e nazionali in Germania con BMW e NSU.
Il talento e le grandi capacità gli fruttano numerose vittorie e viene notato dagli
osservatori, tanto che presto viene ingaggiato dalla DKW. Con la moto tedesca continua a ben
figurare e diventa presto uno dei giovani più considerati dai tecnici e dai giornalisti e uno dei
più amati dai tifosi.
Carattere allegro, grande voglia di emergere, entusiasmo "contagioso" e grandissime
doti di guida: Rosemeyer non tarda a farsi notare.
Gli osservatori della Auto Union (del cui gruppo la DKW fa parte) sono alla ricerca di un
giovane pilota di talento da affiancare occasionalmente ai titolari Varzi e Stuck e Bernd, assieme
ad altri, viene convocato per effettuare un test.
Nel Novembre
del 1934 ha così l'occasione di provare l'auto dei quattro anelli al Nurburgring: è la prima
volta in assoluto che guida un'auto da corsa. Nonostante l'inesperienza emerge tra gli altri
e ottiene un contratto per correre qualche gara l'anno successivo.
Willi Walb, direttore sportivo della squadra, durante i primi GP del '35 tiene Rosemeyer
"fermo", in attesa di una gara facile e non troppo veloce, adatta per farlo debuttare senza
troppi rischi. Ma il giovane Bernd non ha nessuna intenzione di aspettare troppo e dopo aver
pazientato per le prime gare inizia a insistere per poter correre, ma il permesso gli
viene negato. Ma lui ha deciso: vuole scendere in pista per la gara dell'AVUS
e il suo entusiasmo è incontenibile: tutti i giorni scrive sul calendario di Walb
"correrà Rosemeyer all'AVUS?" fino a che un giorno il suo direttore, infuriato, cede e acconsente.
Nonostante il velocissimo tracciato non sia certo adatto ad un debuttante Bernd fa un'ottima
figura dimostrando già grande padronanza del mezzo e velocità; è però sfortunato e si deve
ritirare per la rottura del motore, ma la bella gara gli vale la riconferma per il successivo
Gran Premio dell'Eifelrennen. Su questo tracciato, alla seconda gara in assoluto con le
quattro ruote, giunge secondo dietro a Caracciola con la Mercedes.
Rosemeyer non lascia più il suo posto e prosegue a gareggiare per tutta la stagione: giunge quinto
al GP di Francia, quarto al Nurburgring e secondo a Pescara. Qui, durante la corsa, compie
un "dritto" ad una curva ed esce di strada con i freni bloccati. Vola oltre un fosso e con l'auto
passa tra un palo telegrafico e il parapetto in cemento di un ponte, vicinissimi tra loro. Il
prof. Porsche, progettista dell'Auto Union, al termine della gara vuole andare a vedere sul
posto e misura lo spazio tra i due ostacoli: vi erano solo 2 centimetri e mezzo in più della
larghezza della macchina!!
L'episodio proietta Bernd alla ribalta e la sua notorietà è vastissima, al pari o oltre a
quella degli altri assi del volante. Inoltre è amato da tutti, dai tifosi, dai tecnici, dai
giornalisti, dai rivali per il carattere allegro e "spensierato", per il coraggio e per
il grandissimo rispetto che nutre verso gli avversari. La stagione prosegue e, dopo altre
ottime prestazioni, arriva la prima vittoria della carriera, a Brno, a soli quattro mesi dal
debutto.
Il 1936 è ricordato negli annali della storia dell'automobilismo
come l'anno di Rosemeyer: il tedesco ha a disposizione
una nuova versione migliorata dell'Auto Union e domina nettamente la stagione, lasciando le
briciole agli avversari. La prima gara, a Montecarlo, è però sfortunata: esce di strada e va a
sbattere contro un parapetto. Subito dopo un giornalista lo vede mentre rientra a piedi ai box
e gli va incontro per intervistarlo. Si accorge che Rosemeyer passeggia con un enorme vaso di
pietra sotto il braccio e gli chiede di cosa si trattasse. "Oh, questo me lo sono preso in
sostituzione del premio intitolato al principe Ranieri. Quando sono andato sparato contro al
parapetto oltre al resto mi è venuto addosso questa specie di pietra e me la sono tenuta per
consolazione: ha proprio la forma della coppa per la quale abbiamo corso..."
Dopo altre tre corse poco fortunate a Tunisi, Tripoli e Barcellona inizia la serie positiva
al Nurburgring. Rosemeyer ha il primo, epico scontro contro "il Maestro", Tazio Nuvolari, unico
pilota che con l'Alfa Romeo riesce ancora a vincere contro i bolidi tedeschi. La gara, che nel
finale si svolge con la nebbia (!!), negli ultimi giri vede il prodigioso recupero di Rosemeyer
su Nuvolari: il tedesco nonostante la visibilità quasi azzerata spinge al massimo, staccando a
memoria (!) nelle numerose curve e riuscendo alla fine a superare l'italiano.
Nuvolari si rifà a Budapest mentre Bernd torna a vincere ancora al Nurburgring, a Pescara, Berna
e Monza. A Berna è protagonista di un memorabile duello con Caracciola, con cui si crea una forte
rivalità simile a quella esistente tra Varzi e Nuvolari.
Rosemeyer inizia a correre (e a vincere) anche nelle gare in salita in Germania. Debutta e vince a
Friburgo e Stuck, specialista della categoria, rimane impressionato dalla sua meticolosa
preparazione, dalla facilità di adattamento che dimostra e dalla sua velocità.
Al termine dell'anno sarà campione europeo dei Gran Premi e campione tedesco della montagna e,
naturalmente, è il punto di riferimento della squadra Auto Union. Infine, durante l'anno, si
sposa con l'aviatrice Elly Beinhorn, conosciuta un anno prima: i due formano la "coppia
più veloce del mondo".
Nel 1937 la Mercedes tenta in ogni modo di rimediare alla batosta dell'anno precedente con
una nuova macchina capace di oltre 640 cavalli e l'Auto Union, fabbrica molto
più piccola della rivale e con minori mezzi, non riesce a schierare una macchina altrettanto potente.
Rosemeyer però riesce ugualmente a vincere
all'Eifelrennen, alla coppa Acerbo e a Donington. Vince anche la prestigiosa coppa Vanderbilt
negli Stati Uniti, dove guida da maestro su un tracciato poco veloce e non adatto alla sua
macchina. In Ottobre debutta anche al volante della vettura da record, derivata da quella che
corre i GP. Anche in questa specialità sostituisce Stuck e in Ottobre, sull'autostrada
Francoforte-Darmstadt, conquista il record di velocità a 408 km/h, battendo clamorosamente la Mercedes.
Elly Beinhorn Rosemeyer: "... andai al ponte di Morfelden, per vedere mio marito passare
in piena velocità. L'impressione di questa velocità mai vista mi tolse il
fiato: mi stavo voltando verso l'altra parte del ponte quando Bernd era già scomparso
verso una curva lontana parecchi chilometri...".
La corsa ai record sembra finita ma la Mercedes non vuole soccombere e fa riaprire le
sessioni per nuovi tentativi e prepara la rivincita. Il 28 Gennaio 1938 le due case tedesche
sono pronte per riaprire la sfida, ancora sull'autostrada Francoforte-Darmstadt. Parte la
Mercedes che riesce a migliorare il precedente record e raggiunge una velocità di
423 km/h. Al ritorno il suo pilota, Rudolf Caracciola, consiglia Rosemeyer di rimandare al giorno
successivo poichè sulla pista soffia un forte vento laterale,
pericolosissimo alle elevate velocità. Ma Rosemeyer non ha paura e vuole battere subito il
record della Mercedes per non permettere che i giornalisti l'indomani scrivano del trionfo della
casa rivale. Così parte ugualmente, nonostante gli stessi tecnici Auto Union siano contrari.
Sarà un viaggio senza ritorno: una fortissima raffica di vento colpisce la vettura proprio
all'uscita da un sottopassaggio; il pilota riesce ugualmente a correggere con lo sterzo e a
non perdere il controllo della vettura (in quel momento aveva raggiunto e superato i 450 km/h) ma
sfortunatamente le ruote di destra finiscono sull'erba umida, la perdita di aderenza è
inevitabile e la macchina impazzita esce di strada.
La tragedia suscitò moltissime polemiche e destò grande impressione in tutto il mondo; era
scomparso uno dei piloti più amati e ammirati, uno dei più grandi talenti naturali della storia
dell'automobilismo, simbolo dell'Auto Union e delle corse della fine degli anni '30.
